“Avere l’ansia è come stare su una sedia a dondolo: ti muovi costantemente ma non vai da nessuna parte.” Cit. di un Amico

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Se qualcuno vi dice di non aver mai sofferto d’ansia, a quanto pare sta mentendo. Come sostiene Rolf Sovik in Lo Yoga Che Ti Cura (Sperling & Kupfer), l’ansia ha un’incidenza del cento per cento! In altre parole, tutti, almeno una volta nella vita, l’hanno provata!

L’ansia è una forma di preoccupazione o paura sempre rivolta al futuro, a quello che avverrà o potrebbe accadere. Si esprime attraverso la ricorrenza di pensieri ossessivi che portano a sintomi come insonnia, emicrania, problemi intestinali, nausea, giramenti di testa, respiro corto, palpitazioni e, in casi estremi, attacchi di panico. Per molti è un’emozione gestibile, passeggera e saltuaria, per alcuni un vero e proprio stato debilitante che può essere aggravato da notizie televisive, caffeina, zucchero, alcool e nicotina. Il primo passo per gestire, arginare e minimizzare stati d’ansia è, quindi, cambiare le abitudini nocive. Ci sono anche rimedi naturali, come l’omega 3, i fiori di Bach, la vitamina B, il magnesio, l’essenza di lavanda e l’agopuntura, che possono aiutare a ristabilire un equilibrio emotivo. Spesso, però, tutto questo non basta. Quando l’ansia è impressa nella nostra memoria cellulare, bisogna agire da dentro. Cambiare gli schemi mentali non è facile perché il cervello ha scavato dei solchi (vasana in sanscrito) che tende a ripercorre ogni qualvolta situazioni apparentemente simili si presentano, replicando le stesse proiezioni o associazioni mentali. Non è facile, ma neanche impossibile. Serve pratica, determinazione e pazienza per cambiare il proprio tessuto genetico.

La Consapevolezza

Innanzitutto, chiedersi “Che cosa produce la mia ansia?” o “Quali manifestazioni produce nel corpo?”, invece che “Tutto il mio essere è ansioso”, aiuta la persona a contestualizzare l’emozione e a ridurre i suoi effetti. Per la gestione di tutte le emozioni negative suggerisco la pratica di non identificazione: “Ho l’ansia, ma non sono la mia ansia”. Tutte le emozioni forti sono, infatti, collegate. Tutto è energia. Non c’è differenza tra la gioia e la rabbia – l’energia è la stessa.

L’obiettivo ultimo è promuovere un’immagine positiva di se’, ma che fatica in una determinata situazione. Come dice la mia collega Laura Nardi, counsellor e mediatrice familiare, “Darsi la possibilità di immaginarsi come vorremmo essere potrebbe essere uno strumento che ci orienta nella scelta dei passi da fare oggi, ma con uno sguardo verso il futuro, con una progettualità efficace”.

Tuttavia, in certi casi, l’ansia non dipende dalla situazione in se’ ma da noi. Esempio: “Ho ansia per la settimana di lavoro che ho davanti.” La situazione in se’ non è ansiogena. E’ vita! Siamo noi che proiettiamo fuori i nostri demoni e, sulla base del nostro carico emotivo, azioni passate, DNA familiare, creiamo dei veri e propri fantasmi. E’ quindi vitale comprendere la causa primaria delle proprie ansie derivanti da conflitti irrisolti, schemi mentali abitudinari, o false credenze, bassa autostima, paura di rigetto, attaccamento emotivo, o timore di essere traditi.

Il passo successivo è ripetersi come un mantra che “non si può avere controllo su niente eccetto che sulle nostre emozioni”. Bisogna imparare quindi a lasciar andare, a dissolvere i problemi di cui non abbiamo soluzione e ad aprirsi alla grazia, ossia alla fiducia nella possibilità di un cambiamento.

Per avere controllo sulle emozioni negative, si può provare a praticare il pensiero contrario. Ma a volte l’ansia è così pervasiva che il pensiero positivo non funziona. Anzi, irrita ancora di più. E allora che fare? In questi casi il mio consiglio è di attuare una tecnica di ‘arginamento’ accettando i pensieri negativi e ripetendosi: “Ok, in questo momento non posso fare nulla per calmarmi e stare meglio… Quindi, cosa posso fare per NON aggravare ulteriormente la mia situazione?” In quel momento scatta in noi un senso di auto-compassione, e cominciamo ad agire verso il nostro ben-essere.

Lo Yoga

Ricordiamo che ansia e depressione sono le due facce della stessa medaglia. Nel caso di ansietà mentale associata a depressione fisica è consigliata una pratica di hatha yoga (posture e tecniche di respirazione). Nel caso di ansia nel corpo si raccomandano visualizzazioni, tecniche di concentrazione e di preparazione alla meditazione. Lo yoga può essere dunque un buon complemento alla psicoterapia. Come leggo sul libro Yoga e Stress, la Scienza dello yoga per alleviare lo stress di Swami Suryamani Saraswati (edizioni Satyananda Ashram Italia): “la mente lavora sodo in psicoterapia per cambiare gli schemi mentali, ma nel frattempo il corpo e il sistema nervoso continuano a praticarli”. Ansia e depressione sono radicate nei tessuti, nelle articolazioni e in ogni movimento. Lo yoga aiuta a creare nuove esperienze corporee diverse dalle esperienze di ansia e depressione lavorando sulla neuro plasticità cerebrale a livello energetico.

Tecniche di Respirazione

Energeticamente, il respiro è lo strumento più efficace contro l’ansia. La semplice tecnica di respirazione 1:2, in cui si raddoppia l’espirazione, è molto efficace per indurre uno stato di rilassamento generale. Spesso, però, è difficile portare l’attenzione sul respiro quando si è dentro l’emozione. Il corpo sembra opporre una vera e propria resistenza. In questi casi il mio consiglio è di concentrarsi sui muscoli addominali invece che sul respiro, spremendoli un po’ più energeticamente verso la spina dorsale per fare uscire tutta l’aria. E’ un modo per attivare la respirazione in maniera meccanica muovendo i muscoli della respirazione (diaframma e addome). I muscoli accessori (collo e petto) dovrebbero invece essere tenuti sempre rilassati.

Concludo con la riflessione di Laura: “Dunque quest’ansia, che spesso nasce dalla paura rispetto a un cambiamento che la vita ci impone, sarà forse ansia di vita? Un messaggio che la vita ci sta inviando attraverso il corpo verso un’evoluzione a cui spesso facciamo resistenza?”